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giovedì 3 gennaio 2008

SERATA DEDICATA A “IL CINEMA IN GIALLO” con Maurizio Tuci

28 GENNAIO ore 21 presso l'enoteca "Da David" in Via Carducci - 2° SERATA DEDICATA A “IL CINEMA IN GIALLO” con Maurizio Tuci

In previsione dell'incontro del 25 febbraio che avrà come argomento un scrittore straniero, si invitano i soci a pensare fin da ora al nome di un autore o autrice che gode delle loro simpatie letterarie. Il 28 gennaio, quando ci vediamo, faremo una specie di referendum fra i presenti e fra coloro che hanno già espresso la loro preferenza via mail. Se c'è qualcuno che si propone come relatore o lettore, ben accetti. Inoltre Laura alla fine offrirà pure qualche bevanda per umettarsi le secche fauci.

Susanna Daniele

Giacomo Aloigi, Sabbia in bocca, Polistampa, Firenze, 2007

Giacomo Aloigi, giovane avvocato fiorentino, ma anche saggista e musicista, con Sabbia in bocca è alla sua seconda prova letteraria.
Nel 2005 ha esordito con “Buio”, un noir mozzafiato che tiene il lettore in tensione fino all’ultima pagina, addirittura fino all’ultima parola. Unisce una trama densa di colpi di scena all’analisi del lato oscuro dell’animo umano.
Sabbia in bocca si può definire un poliziesco di stampo classico in ambientazione fiorentina. C’è un crimine efferato e un testimone oculare, i Carabinieri che indagano e, a latere, una giornalista di “nera” che ha subito un trauma personale e che proprio per questo vuole andare fino in fondo alla vicenda con determinazione e coraggio. Anche in questo secondo libro i colpi di scena e la suspence non mancano fino alle ultime pagine. Lo stile si è fatto più asciutto, meno descrittivo, i personaggi sono tutti molto credibili ma quel che colpisce di più è la maestria con cui Aloigi dipana il complesso intreccio narrativo e la scelta, all’inizio del romanzo, di presentarci i personaggi come attori che sfilano su un palcoscenico. I dialoghi appaiono un po’ manierati e non sempre attagliati alle caratteristiche dei singoli personaggi. In particolare quelli delle forze dell’ordine mancano della crudezza che caratterizza il filone dei polizieschi ambientati nella dura realtà metropolitana.

Susanna Daniele

martedì 1 gennaio 2008

QUESTO L’HO LETTO IO

di Cristina Bianchi

Batya Gur

Autore: nata a Tel Aviv il 20 gennaio 1947, Batya Gur si è laureata in Letterature comparate all’Università di Gerusalemme, dove ha insegnato Letteratura per quasi vent’anni.
Ha pubblicato il suo primo romanzo poliziesco a 39 anni, al quale sono seguiti altri cinque libri gialli il cui protagonista è il detective intellettuale Michael Ohayon.
In italiano sono stati pubblicati:
“Delitto in una mattina di sabato” (1988), di cui è stato fatto un adattamento per la tv israeliana
“Delitto alla facoltà di Lettere” (1993) – attualmente in libreria con una riedizione di Nottetempo
“Omicidio nel kibbutz” (1994)
Altre pubblicazioni in inglese da HarperCollins, New York:
Murder Duet: a Musical Case (1999)
Bethlehem Road Murder: A Michael Ohayon Mystery (2004)
Stone for Stone (2005)
Oltre ai romanzi, Batya Gur ha pubblicato racconti e decine di articoli di critica letteraria, cultura e arte per il quotidiano Ha’aretz.
È morta di cancro a Gerusalemme il 19 maggio 2005.

Omicidio nel kibbutz

Protagonista: l’ispettore Michael Ohayon, di origine sefardita, è arrivato bambino nel nascente Stato di Israele, proveniente dallo Yemen insieme alla sua comunità. E' un poliziotto con una formazione letteraria, vive a Tel Aviv, ma ritorna nella comunità che lo ha cresciuto. Il kibbutz lo ha accolto, ma non l’ha mai accettato fino in fondo. Insomma, è un ebreo errante fra la sua gente, a metà tra la tradizione e la modernità, non schierato, ma neppure neutrale.
Altri personaggi:
Osnat Harel, segretaria della comunità del kibbutz e orientata verso la modernità;
Dvorka, difende strenuamente la tradizioni e lo spirito originario dei fondatori;
Gutta e Fania, sorelle scampate alla Shoah.

Trama

L’assassinio di Osnat porterà Michael a scoprire dinamiche insospettate all’interno della comunità, dove il senso del bene comune dovrebbe essere il motore di tutto ed invece rancori, invidie e conflitti interiori minano il senso di appartenenza al kibbutz ed alla sua filosofia di vita.
Il finale è amaro e, seppur non prevedibile, assolutamente in linea con gli eventi che lo preparano.

Commento: interessante soprattutto perché ci fa scoprire un mondo sconosciuto, un popolo che ha dovuto imparare a non mettersi in mostra.
Lo scontro generazionale tra i pionieri e i più giovani, sensibili al fascino della società occidentalizzata delle grandi città, fa da sfondo all’omicidio della segretaria progressista.
Lo stile è scorrevole, anche se si tratta di un libro che richiede un po’ di impegno nel seguire l’intreccio dei fatti. Il thrilling è sufficientemente sostenuto dall’indagine introspettiva dei personaggi.

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