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giovedì 10 marzo 2011

I FALSI NELL'ARTE (PARTE II) DI FRANCESCO SCAFFEI




Con quello scandalo, si procura molti nemici. Ma Jeanne Modigliani, figlia del pittore, da Parigi conferma e si schiera a fianco di Pepi. Si schiera con Pepi anche pochi giorni dopo (24 luglio), quando saltano fuori dai fossi le famose teste scolpite, si saprà poi col trapano.
Mentre per sovrintendenti locali e soloni vari sono capolavori, per quel bastian contrario del "commercialista di Crestina", come lo citano in alcune cronache, si tratta di falsi clamorosi. E Jeanne Modigliani e' ancora con lui, dove in un' intervista alla tv non nasconde il suo scetticismo. Quindi il 26 luglio scrive a Pepi quella che e' forse la sua ultima lettera, dove gli esprime "gratitudine per le sue iniziative" e preannuncia una visita a Livorno, allo scopo di ridefinire la linea degli "Archivi Legali" contro i brogli. Però passano poche ore e la figlia del pittore, il 27 luglio viene trovata morta in fondo alle scale di casa.
Allora Pepi disse : Coincidenze? "Ho pensato subito che l'avessero ammazzata. Era una testimone scomoda, troppo pericolosa per certi affari", poco convinto com'è dell'inchiesta parigina, secondo cui la signora Jeanne, 65 anni, si sarebbe fratturata il cranio ruzzolando accidentalmente da una rampa di scale. Fors'anche nel nome di quella donna, la sua battaglia privata per l' arte pulita diventa una sorta di sfida. Oggi e' il solo che ha l' ardire di pronunciarsi (dopo la beffa dei fossi) sull' autenticità delle tre teste venute alla luce insieme col baule di Modi : "Hanno un' anima".
In seguito non sono pochi i suoi "atti temerari":
Nel 1986 alla Mostra del Donatello per Firenze Capitale della Cultura, accusa:
"Hanno attribuito al maestro del ' 400 cose incredibili, tipo la Madonna delle Murate, che e' soltanto una copia di fine ' 800". Gli danno del pazzo, ma arriva il direttore del Metropolitan Museum di New York a dichiarare che quel Donatello e' del primo ' 900.
A Viterbo (estate ' 91) saltano fuori ben "79 disegni giovanili di Modigliani", esposti in gran pompa con l' avallo di Osvaldo Patani, considerato tra i maggiori esperti del pittore. Pepi insorge e fornisce la prova del bluff. Arrivano i carabinieri, sequestrano la mostra e una perizia stabilisce che la carta dei disegni e' posteriore alla morte del pittore.
E nel maggio scorso a Napoli, alla mostra di Jusepe de Ribera, Seicento spagnolo, Pepi resta di sale davanti a "un pataccone grande come una porta, poi a un altro e a un altro". Coro di proteste, ma finisce che la mostra riparte per Madrid senza le tele contestate, comprese due appena acquistate dalla proprietaria di un famoso shampoo per la cifra di una dozzina di miliardi, ridotta di due zeri. La coerenza costa anche a lui: dimissioni da direttore del Centro studi Modigliani; chiusura della casa natale. Lo consolano le poche righe che gli ha scritto di recente Antonio Di Pietro: "Buon lavoro e buona pulizia". Camillo Arcuri

Un altro dei casi che tratteremo, con il quale si entra ancor più nel Giallo, riguarda Eric Hebborn, un falsario inglese, che dopo trent'anni di "onorata carriera" all'ombra dell'arte, decise di venire allo scoperto con un libro autobiografico:
(“IL MANUALE DEL FALSARIO” E “TROPPO BELLO PER ESSERE VERO”)
Dove si dichiarava autore di un migliaio fra dipinti, bronzi, disegni antichi, figuranti come opere di grandi artisti, al momento nei più famosi musei del mondo o nelle raccolte private più conosciute. Un'attività degna di un grande maestro, se riuscì a falsificare e a spacciare come autentici quadri di Mantegna, Bruegel, Rubens, Watteau, Corot, Piranesi, Tiepolo. Gli stessi mercanti che piazzavano le sue opere e gli commissionavano nuovi lavori, gli procuravano le tele antiche e la vecchia carta da ridisegnare e gli esperti cadevano nel suo tranello. Dopo l’uscita del libro, Ottobre 1995, fioccarono proteste, critiche e querele da molti degli addetti ai lavori.
PERO’, ECCO IL GIALLO, Hebborn fu trovato morto il 10 gennaio 1996 in una stradina di accesso a Piazza Navona, a Roma, in circostanze rimaste nebulose.

ALTRA VICENDA VERA IN ODOR DI GIALLO :
TITOLO : Ritrovato un Renoir rubato, grazie a Vittorio Sgarbi.
FATTO : Il “Nudo di donna” di Pierre Auguste Renoir rubato nel 1975, è stato ritrovato dai Carabinieri grazie ad una segnalazione di Vittorio Sgarbi. La denuncia del noto critico d’arte, permette ai Carabinieri di recuperare una tela del grande impressionista scomparsa nel 1975 e un falso Manet, valutati complessivamente alcuni milioni di euro. Una vicenda emblematica delle attività criminali che sempre più inquinano il mercato dell’arte.

FINALE : Il quadro di Renoir torna al legittimo proprietario, mentre l’opera attribuita a Edouard Manet, riconosciuta come falso, sarà valutata per deciderne il destino o la distruzione, o l’esposizione nel Museo del Falso di Salerno.
Il dato più importante che emerge dalla vicenda, resta però il dilagare delle truffe legate al mondo dell’arte. Un fenomeno che vede le opere, vere o più spesso false, usate come merce di scambio per le partite di droga al posto dei contanti, come hanno spiegato gli inquirenti di quest’ultimo caso risolto.

Un altro grande Cacciatore di Falsi è stato Federico Zeri. Grande storico dell'arte, ha insegnato in Europa e negli Stati Uniti (Harvard e Columbia University), ed è stato consulente di molti importanti musei (ad esempio il Paul Getty Museum di Malibu). Nell'aprile del 1997 è stato ammesso all'Academie des Beaux-Arts di Parigi: uno dei 15 membri stranieri e l'unico italiano, proprio un anno prima di morire. Aveva un fiuto eccezionale per l'arte: ha scoperto molte opere false, provocando in alcuni casi un vero terremoto tra "gli addetti ai lavori".
Anche Orson Welles nel film F come falso - Verità e menzogne, interpretato dallo stesso Orson Welles, affronta il tema dei Falsi d’Arte.
Si tratta di una lunga riflessione, tramite aneddoti, ricordi autobiografici e alcune interviste a noti falsari, sul rapporto che esiste tra la verità e l'arte. Interrogandosi su cosa sia la verità nell'arte e nella vita, Welles pone una serie di interrogativi e riflessioni anche sull'estetica e sul valore dei critici d'arte (spesso messi alla berlina nel film), che molte volte incensano e fanno aumentare il valore economico di quadri falsi scambiandoli per veri. Orson Welles narra direttamente allo spettatore diverse storie riguardanti quadri falsi e veri, di falsari di professione e critici d'arte che scambiano i quadri dei falsari per veri. Tra questi Elmyr de Hory, che falsificava celebri quadri; Clifford Irving che falsificava biografie; il miliardario Howard Hughes e il pittore Pablo Ricasso.
Quindi è legittimo chiedersi, allora, se i falsi realizzati da "artisti devianti" o falsari di genio come Alceo Dossena o Eric Hebborn sono stati tutti individuati o sono ancora ammirati come autentici capolavori, nelle più sontuose sale di splendidi musei?
Dunque il Falso è sempre esistito nel Mondo dell’Arte, ma oggi nel settore Contemporaneo ha raggiunto dimensioni enormi, perché dal 1970 al 2008 sono stati sequestrati 262.373 falsi, di cui 38.803 solo negli ultimi tre anni. Perché molti acquirenti, per una somma di elementi vengono meno a decisive cautele, forse alla ricerca del grande affare. Per cui capita di acquistare un presunto Michelangelo per 5 milioni di euro, quando un’opera di genio rinascimentale come minimo supera i 40 milioni.

Come la Truffa da 7 milioni di euro, scoperta dai Carabinieri in Agosto 2010.
Si trattava di oltre 500 opere false dei maggiori artisti contemporanei, per un valore di circa sette milioni di euro e sono state sequestrate nel corso di un blitz compiuto in tutta Italia dai carabinieri del comando Tutela patrimonio culturale: gli investigatori, coordinati tra tre procure, hanno recuperato i quadri in casa di privati che li avevano acquistati, in buona fede, sul web. Dodici le persone denunciate.
I carabinieri hanno accertato che i collezionisti, convinti di fare «un buon affare», avevano acquistato on-line dipinti, disegni, grafiche e cromolitografie dei più importanti artisti moderni e contemporanei. Tra gli altri, Matisse, Magritte, Prampolini, Burri, Fontana, De Chirico, Guttuso, Sironi, Rotella, Migneco, Capogrossi, Gentilini e Boccioni. Tra le opere poste sotto sequestro pure due dipinti antichi: un "San Giovannino", falsamente attribuito a Guido Reni, posto in vendita a 300.000 euro, e un’opera di Teofilo Patini, commercializzata a 600.000 euro e proveniente da un furto in un’abitazione. I falsi, riprodotti secondo le tecniche e gli stili dei differenti autori, sono stati giudicati dagli esperti di «buona qualità».
Però, come ha detto in un Convegno nel 2008, Il Presidente dell’Associazione Antiquari Giovanni Pratesi, che anche rispettando tutte le regole d’oro non sempre si evitano rischi. Aggiungendo, che non sono risolutive neanche le tecnologie, sebbene abbiano contribuito a stabilire incerte autografie. Quindi per me '' l’occhio è la cosa più importante, perché un falso è sempre palese “. Inoltre, visitando il Sito Internet del “Museo d’Arte e Scienza nella sezione Copie e Falsi nell’Antiquariato, si può leggere quanto segue : Nel corso dei secoli si è accumulata in tutto il mondo presso famiglie facoltose e musei, una quantità inimmaginabile di preziosi tesori artistici di valore commerciale e storico.artistico incalcolabile. Tuttavia generalmente si ritiene che più della metà delle opere non sia autentica.

Ora, pur ritenendo non esaustivo e completo l’excursus storico appena fatto sul Falso d’Arte, credo comunque di aver reso evidente, proprio citando fatti reali, che tra il Falso d’Arte e il Giallo vi sono più fili e intrecci che li collegano, tanto che la realtà a volte supera la finzione.
Fine

giovedì 3 marzo 2011

FALSI D’ARTE NEL GIALLO

Prosegue la pubblicazione degli atti del convegno sul giallo tenutosi a Pistoia il 28,29 e 30 gennaio 2011
Approfotto per ringrazione il rappresentante dell'Arma dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio culturale di Firenze che è intervenuto al convegno illustrando l'attività del Nucleo.

La relazione che segue è a cura di Francesco Scaffei



la foto è tratta dal sito www.alaskadream.org/.../scultura.jpg

Perché il Falso d’arte nel Giallo, perché quasi sempre lo spaccio di opere d’arte falsificate, viene fatto da Bande Malavitose Organizzate, contrastate dalle Forze dell’Ordine che cercano di smascherarli. Dunque già in questo fatto di Guardie e Ladri, con il falsario, i mercanti, il compratore truffato, la Polizia e tutto ciò che può nascere da una truffa, compreso anche il morto, vi sono già tutti gli ingredienti per la trama di un giallo. Un grosso apporto allo smascheramento di questo Mercato, lo dà il Nucleo per la Tutela del Patrimonio Artistico dell’Arma dei Carabinieri, che insieme alla Galleria Nazionale di Arte Moderna, ha redatto un “Decalogo per Difendersi dai Falsi”, dove in 10 Regole si mette in allerta tutti coloro che si muovono in questo settore.
Ovviamente non ci sono solo i Falsi d’Arte, perché il mondo del Falso comprende: Falsificazione di Denaro, Alimentari, Medicinali, Documenti, Bilanci (caso Parmalat e Cirio), Monete e Francobolli, Falsi Grandi Marche e sicuramente altri che mi sfuggono. Come Falsi d’Arte non ci sono solo i dipinti, ma anche oggetti, vetri, avorio, ceramiche, tappeti e arazzi, ecc.

Ora per avere un’idea generale sulla storia del Falso d’Arte, possiamo seguire a grandi punti la relazione del Professor Salvatore Casillo, Direttore del Centro Studi sul Falso, tenuta in occasione della firma per la costituzione del Museo del Falso a Salerno.
La storia e la pratica della Falsificazione sono antichissime, difatti le prime descrizioni dei trucchi con i quali i falsari riuscivano a gabbare l’ingenuità dei compratori, risalgono a Plinio il Vecchio ( scrittore romano 23d.c. - 79 d.c.) e a Fedro ( favolista latino 20 a.c. – 50 d.c.). Quest’ultimo denunciò che alcuni artisti suoi contemporanei, per ottenere guadagni più alti, scolpivano marmo firmando con il nome di Prassitele (scultore greco 375-330 a.c.) e sull’argento cesellato quello di Mirone (scultore greco v sec. a.c.)
Questa era la situazione durante l’Impero Romano, mentre nel Medio Evo, cambiati mentalità e costume del popolo, i falsari si prodigarono con la diffusione di schegge della Vera Croce, Reliquie di Santi, Chiodi della Croce ecc. Queste oltre che per collezione servivano per Devozione e Indulgenza. Pensate che Federico di Sassonia ne aveva 5005 per indulgenza di anni 127.799 e Alberto di Brandeburgo ne aveva 8.993 per indulgenza di circa 1 milione di anni. Inoltre Calvino affermava, che al suo tempo, tante erano le Reliquie e Vera Croce che 300 uomini non l’avrebbero potuta abbracciare.

Verso la metà del IX secolo, emerse la figura del maggior falsario di reliquie, il Diacono Deusdona, il quale a più riprese portò in Germania numerosi corpi prelevati dal cimitero e fatti passare per quelli dei Martiri Romani.

Mentre nel Periodo Rinascimentale si diffuse l’interesse per le sculture e i dipinti Greci e Romani, si sviluppò anche la produzione dei Falsi, con confusione fra Falsi e Imitazioni, allora considerate in certo modo legittime.
“ Tanto che come racconta il Vasari, Michelangiolo realizzò un puttino e lo mise sotto terra per rivenderlo a Roma sul Mercato dell’Antico. Mentre il pittore Andrea del Sarto, su ordinazione, dipinse un Raffaello. “

Nella seconda metà del Cinquecento l’emergere di una borghesia ricca (mercanti e banchieri), quindi non più solo Nobili e Principi, moltiplicò la richiesta di beni artistici (oggetti preziosi, sculture e dipinti di grandi artisti). Quindi nacque una nuova figura “Il Mercante d’Arte” con i maggiori centri d’arte di Roma, Firenze, Venezia, Parigi, Londra, Basile, Norimberga.
Comunque la differenza tra Falsificatori e Imitatori rimase sempre dubbia :
Per esempio, come Annibale Carracci che si prese gioco di un suo “Altezzoso Protettore“ dipingendo alla maniera di Fra Sebastiano del Piombo o Luca Giordano, e che riuscì a vendere ad un collezionista, a cui non piaceva la sua pittura, suoi Falsi di Tiziano e Tintoretto e poi ne mortificò la competenza artistica esibendogli il suo nome sui telai.
Quando 1709, iniziarono gli scavi a Ercolano e nel 1748 quelli di Pompei, la domanda di reperti artistici (statue – terrecotte – bronzi – gioielli – ecc.) divenne febbre. Quindi oltre ai Tombaroli, che a volte trovavano oggetti di pregio, si affiancò una moltitudine di Falsari di oggetti di scavo.
Il Pittore Guerra, allievo di Solimena, fu attivissimo nel creare false Pitture Antiche, che vendette perfino a famosi Musei. Quando fu arrestato dall’Inviato del Re di Napoli, Ferdinando I di Borbone, con l’accusa di aver rubato opere dello scavo di Ercolano, a sua difesa, in carcere il Guerra riprodusse due dei dipinti contestati, per dimostrare che quanto vendeva era realmente falso e non rubato.

Se nell’Ottocento, vista la richiesta di opere d’arte Italiane (Reperti Etruschi e Romani, Dipinti dei Primitivi Italiani, alle Opere Rinascimentali fino a Paesaggisti Settecenteschi e Contemporanei), da compratori inglesi, tedeschi e statunitensi, i falsari si adeguarono per esaudire ogni genere di richiesta.
Il novecento, fu anche il secolo nel quale l’opera d’arte, oltre che per collezione divenne un bene in cui investire e speculare. Ma fu anche il secolo in cui furono messe a punto tecniche scientifiche e di analisi ( chimiche, spettografiche, radiografiche, microscopiche) finalizzate a ridurre il rischio di cadere negli inganni dei falsari. Inoltre, questo secolo si caratterizzò per le numerose scoperte e rivelazioni di falsi e falsari, che scossero il mercato artistico.
Un esempio illuminante fu quando dopo la Prima Guerra Mondiale apparvero a Parigi, provenienti dall’Italia, bellissime sculture antiche di stili e epoche differenti in marmo, terrecotte e lignee del Rinascimento, che conquistarono il mercato e raggiunsero cifre a sei zeri, per allora iperboliche. Queste splendide opere erano opera di un modesto Falsario assai dotato, Alceste Dossena di Roma. Però, quando Dossena dopo aver speso invano ogni suo avere, per una lunga malattia della moglie, chiese aiuto economico per il funerale, a due esosi mercanti che si erano arricchiti con i suoi lavori, questi glielo negarono. Allora Dossena per vendicarsi, si rivolse ad un noto avvocato al quale raccontò l’accaduto, portando come prove inconfutabili disegni e fotografie. Quindi denunciò la catena dei falsi, che si trovavano perfino in musei famosi. La sua confessione suscitò uno scandalo enorme e duraturo, che nemmeno la sua morte nel 1937 nella totale miseria, riuscì a estinguere.

Inoltre, il novecento avrebbe registrato altri rumorosi scandali nel secondo dopoguerra, a cominciare dalla storia delle 56 opere di Arturo Martini, la cui autenticità fu messa in discussione dal gallerista Ettore Gian Ferrari.
Oppure giungendo rapidamente al 1984, con il clamoroso caso delle quattro teste attribuite a Modigliani, rinvenute dragando il Fosso Reale di Livorno, nel quale si diceva che l’Artista le avesse gettate insoddisfatto del suo lavoro. Moltissimi critici e studiosi d’arte le attribuirono subito al pittore scultore Amedeo Modigliani, fin quando in una diretta tv, tre ragazzi livornesi che avevano ordito l’inganno, dimostrarono di essere gli autori delle opere.

Ecco che con il caso Modigliani si entra proprio nel giallo.
Perché nel 1992 il Corriere della Sera, nell’articolo di Camillo Arcuri, titolava :
Modigliani, un giallo senza fine “ La figlia dell’artista. Uccisa? “
Nel ruolo del detective si muove un personaggio insolito, un "provinciale" che per passione d' arte, sceglie di mettersi contro la multinazionale delle croste d' autore e di chi le avalla, cioe' critici di gran nome, spesso costretti a battere in ritirata di fronte alle sue sassate in piccionaia. Questo Don Chisciotte, che pero' non sbaglia colpo o quasi, si chiama Carlo Pepi, una cinquantina d' anni e una laurea in economia che usa come consulente di aziende. Ha una raccolta di 570 disegni del Fattori, forse la piu' completa esistente, e attraverso il maestro dei Macchiaioli giunge ad amare il discepolo Modigliani, quindi a difenderlo da chi "vorrebbe farne un' altra persona, un cialtrone qualsiasi".
La prima sortita di Carlo Pepi, come volontario antifalsari e' del 1984, centenario della nascita di Modi', che Livorno decide di celebrare con una gran mostra, dove disse :
"Mi accorsi che era piena di scemate. E lo dissi in un convegno che c' erano un sacco di falsi, a cominciare da un "ritratto di Picasso" non certo suo".

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