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lunedì 19 maggio 2008

Le avventure di Lufock Holmes di Pierre Cami

INDAGINE DEDUTTIVA? CHE RIDERE!

Per chi si occupa di gialli, soprattutto come accanito lettore, è un vero spasso scoprire autori che sul giallo hanno costruito parodie divertentissime.
Per una fortunata congiuntura astrale, a Maggio Libri di Sesto Fiorentino ho incontrato Luca Scarlini che presentava Costantinopoli di De Amicis. Presentazione colta e divertentissima, ma anche ironica e sbeffeggiante nello stile di Scarlini.
In quell’occasione Luca mi ha dato un suggerimento prezioso di cui gli sono davvero riconoscente e che trasmetto agli appassionati dei gialli e ai lettori curiosi in genere. Mi ha parlato di un autore francese, Pierre Cami, e di un suo piccolissimo libro, edito tanti anni fa da Sellerio con la nota biografica di Roberto Pirani, grande storico della letteratura gialla tout court.
Si tratta de “Le avventure di Lufock Holmes”.
Fondamentale sapere che loufoque, trasformato dall’autore in Lufock, in francese significa strambo, svitato. Evidente si tratta della parodia del famoso detective inglese e del suo metodo deduttivo. Si tratta di una raccolta di quattordici pièce teatrali di non più di tre atti brevissimi ciascuna, nelle quali vengono messe alla berlina sia le capacità investigative di Lufock che quelle della polizia “ufficiale”.
Nell’avventura “La mano rossa sul muro bianco” c’è un Capo della Sicurezza Relativa che in chiusura esclama “Ah! Maestro, voi siete l’imperatore dei detectives! e un Corso dai Capelli lisci, di rimando, grida “Viva l’imperatore!”
Al di là dell’indiscussa godibilità del testo per la comicità delle situazioni, ad un’analisi un po’ più approfondita ci si trova il sovvertimento dell’ordine costituito, tanto caro ai giallista anglosassoni dell’epoca vittoriana e ai loro prodromi mediante la follia o, quanto meno, il pensiero divergente. I personaggi sono delle silhouettes, ombre cinesi, senza caratterizzazione psicologica e ambientale.
“Il personaggio di Conan Doyle,…ricorre tanto spesso nelle “fantasie” di Cami, da divenire in certo senso emblematico, proprio perché la razionalità presuntuosamente oggettiva dell’inglese costituisce un complementare ed irresistibile stimolo alla logica folle, che regge il suo universo. Cami è una “forza”. E’ un torrente, che piomba a cascata dalle altezze vertiginose dell’assurdo, si frange e si sparpaglia nei mille mulinelli degli intrighi più strampalati, virgola rapidissimo nelle gole dell’incongruo e del nonsense, per poi sfociare, libero dalle restrizioni dell’ovvio e del “buon senso”, nel grande mare compensatore del riso, che tutto esorcizza.(dalla Nota biografica di Roberto Pirani).
Susanna Daniele

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