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domenica 7 settembre 2008

LA FIGURA DELL'INVESTIGATOPRE NEL GIALLO E NEL NOIR

SERRAVALLE NOIR 2008
CONVEGNO del 28/6/2008

LA FIGURA DELL’INVESTIGATORE NEL GIALLO E NEL NOIR

Coordinatore: Giuseppe Prevìti

Introduzione di Giuseppe Prevìti

Hard boiled: Chandler e Hammet di Daniele Nepi

Con l’avvento dell’hard boiler si assiste ad un cambiamento enorme nel genere giallo e noir: la centralità della racconto non è più rappresentata dal mistero da risolvere, bensì dall’atmosfera di suspence che accompagna il lettore. Le trame sono complesse in cui importante è lo svolgimento della storia, non il finale.
L’investigatore è una persone come le altre (non un superuomo) e non ha più l’atteggiamento distaccato che riscontriamo, uno fra tutti, in Sherlock Holmes.
Hammet è il capostipite di questo genere letterario e con Chandler ambientano le sue vicende in ambienti simbolo di trasgressione, riflettendo nei personaggi le loro aspettative irrisolte.

Simenon e Maigret di Luciano Luciani

Lo stile di Simenon, che si ispira ai grandi della letteratura francese (Balzac, Zola, De Blanc) rappresenta un salto di qualità del romanzo poliziesco, che fino ad allora era considerato "volgare"-
Il metodo di indagine non è più algido, intellettualistico. Maigret si cala nell’ambiente, nell’animo della vittima, stabilendo un rapporto empatico con la sua preda, il colpevole.
Il confine tra vittima e carnefice non è mai netto.
Le ambientazioni sono più importanti della storia, le atmosfere sono borghesi, familiari, della vita urbana degli anni ’30.

De Angelis, Scerbanenco, Macchiavelli di Giacomo Aloigi

Nel 1929 nascono i Gialli Mondatori, nel 1931 il MinCulPop impone agli editori di pubblicare scrittori italiani per una percentuale stabilita, nel 1932 esce il primo romanzo di Simenon.
De Angelis: il commissario de Vincenti nasce nel 1935, agli inizi della decadenza del fascismo. Non definito fisicamente, è colto, sobrio ed elegante. Si confronta con la psicologia dei personaggi che incontra, le note psicologiche presenti nel racconto risentono dell’influenza delle teoria freudiane. Si discosta dai modelli anglosassoni.
Scerbanenco: Duca Lamberti compare nel 1966, alla fine del boom economico e alla vigilia degli eventi che prepareranno gli anni di piombo. Si tratta di un medico radiato dall’albo per eutanasia, per il quale reato ha scontato tre anni di carcere. Nelle storie si affrontano problematiche scottanti, quali tratta delle bianche, prostituzione, droga, bullismo.
La mala milanese non è più quella cantata dalla Vanoni, vittima e carnefici si contrappongono, talvolta sovrapponendosi.
Macchiavelli: Antonio Sarti arriva sulla scena nel 1974, in piani anni di piombo, a Bologna.
Scorbutico, disilluso, concreto, ossessionato dalla sua colite.
Come gli altri che lo hanno preceduto è un personaggio molto italiano, che spesso risolve i suoi casi con l’aiuto del pluripregiudicato De Rosas. Si muove sempre al limite della legalità per far rispetare la legge.

Vasquez-Montalban e Gimenez-Bartlett di Cristina Bianchi

Pepe Carvalho è uomo di transizione: storica, in quanto si muove all’interno di una società spagnola e della sua città in grande mutazione: dal franchismo alla democrazia alla trasformazione di Barcellona per le Olimpiadi del 1992; fisica, percorrere Barcellona da nord a sud è per lui rivivere nei luoghi la storia sua e della Spagna; la città è origine e fine di ogni evento della sua vita professionale e privata.
È un uomo deluso dall’ideologia, per la quale ha conosciuto il carcere, ma ribadisce con la vita e nelle parole il valore della memoria.
Petra Delicato, nome-ossimoro che ne rivela i contrasti caratteriali, racconta invece la stessa città, ma senza memoria; il suo disincanto è forse più forte e bruciante di quello di Pepe.
Femminista, dai costumi sessuali molto liberi, incarna l’immaginario femminile del post-franchismo. È una dura, che sembra venire dalla hard boiled school, ma riesce ad essere tenera con Fermin Garzon, suo grasso e pacioso aiutante; insieme rievocano Don Chisciotte e Sancho Pancha in versione moderna.
Con Petra le indagini arrivano alla soluzione del caso dopo l’inanellarsi di errori, ipotesi fallite, casualità fortunate. Il lettore scopre insieme a lei il colpevole, senza soluzioni precostituite alla Agata Christie.

Fred Vargas di Susanna Daniele

Fred Vargas è lo pseudonimo di Frédérique Audouin-Rouzeau.
Madre chimica e padre surrealista, Fred è il diminutivo di Frédérique, Vargas, è lo pseudonimo usato da sua sorella gemella, Joëlle (Jo Vargas), pittrice contemporanea che a sua volta lo ha mutuato dal cognome del personaggio interpretato da Ava Gardner nel film "La contessa scalza".
È ricercatrice di archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche (CNRS) ed esperta in medievistica. Ha lavorato a lungo sui meccanismi di trasmissione della peste dagli animali all'uomo.
Investigatori nei romanzi della Vargas
Dal punto di vista della figura dell’investigatore i romanzi della Vargas si possono dividere in due gruppi.
Quelli che hanno come protagonisti tre storici, detti gli Evangelisti, e un ex poliziotto. Sono "Chi è morto alzi la mano" (1995 e 2002 in Italia) e "Io sono il Tenebroso" (1997 e 2003 in Italia).
Marc Vandoosler, conosciuto anche come san Marco: colf di giorno e storico medievista di notte.
Lucien Devernois, conosciuto anche come san Luca: storico, specializzato nella prima guerra mondiale.
Matthias Delamarre, conosciuto anche come san Matteo: storico, specializzato in preistoria.
Questi tre personaggi, soprannominati gli Evangelisti, vivono insieme nella stessa casa, la topaia di rue Chasle a Parigi, con Vandoosler il vecchio, zio e padrino di Marc Vandoosler.
Armand Vandoosler: ex poliziotto cacciato per corruzione, epicureo e osservatore.
Ludwig Kelweihler, conosciuto anche come Louis e anche come il Tedesco: ex poliziotto ed ex dipendente del ministero degli Interni francese con una rete nazionale di informatori. Possiede un rospo di nome Bufo che tiene in tasca.
Questi bizzarri personaggi si trovano a indagare per caso e senza alcuna tecnica particolare, se non quella del ragionamento che proviene dai loro studi storici.
Quello che colpisce di questi primi romanzi non è tanto la trama quanto la definizione dei personaggi e la ricerca della musicalità della lingua, musicalità che proveniva dal primo amore letterario dell’Autrice, Rousseau.
L’altro gruppo di romanzi ha come protagonista un’intera squadra della Brigata Criminale del XIII Arrondissement di Parigi con il commissario Jean-Baptiste Adamsberg, lo "spalatore di nuvole".
L'uomo dei cerchi azzurri è il primo della saga di Adamsberg ed è stato pubblicato in Francia nel 1991. Viene tradotto e pubblicato in Italia da Einaudi solo nel 2007 quando scoppia il caso Vargas in seguito all'uscita di Sotto i venti di Nettuno, L'uomo a rovescio e Nei boschi eterni.
In alcuni romanzi le figure degli evangelisti e di Adamsberg sono compresenti, i primi come consulenti scientifici dell’investigazione ufficiale. Si tratta di "Parti in fretta e non tornare", "Nei boschi eterni".
Analisi dei personaggi
"I miei personaggi sono gli umili, io li chiamo i trasparenti, alle prese con i nostri stessi problemi, col desiderio di giustizia, con i nostri idealismi contemporanei. Sono dei marginali, ma non dei perdenti, sanno cavarsela e districarsi. Nei miei libri non si vede che sono politicizzata, preferisco mostrare l’umanità e la disumanizzazione che incombe, questa è la mia prima preoccupazione. Credo in un’umanità singolare, senza semplificare, dove ognuno, anche un clochard, ha una grande ricchezza di estrinsecazioni."
Adamsberg è un uomo lento, riflessivo, che, alle prese con casi intricati e apparentemente irrisolvibili, sembra brancolare nel buio, finché durante una delle sue lente camminate sui lungo Senna, osservando le nuvole e il volo dei gabbiani, non ha l’intuizione che lo conduce alla soluzione del caso
Niente di più lontano dal rigore della "classica" logica dell'investigatore.
Gli fa da contraltare il suo vice, Adrien Danglard, metodico, coltissimo, iperazionalista, Ha una vita personale molto travagliata: abbandonato dalla moglie, è padre di cinque figli (due coppie di gemelli e uno non suo) e forte bevitore. Compensa le scarse attrattive fisiche con una sofisticata eleganza. Uomo dalle apparentemente inesauribili conoscenze storiche e scientifiche, è il contrappeso, quanto a logica e metodo polizieschi, all’apparente caos in cui si dibatte Adamsberg. Anche tutti gli altri membri della brigata criminale sono molto caratterizzati.
Con Adamsberg la Vargas reinventa la figura dell'investigatore. Nonostante ricordi alcuni suoi illustri predecessori, da Colombo a Maigret, investigatori che penetrano poco a poco nella psicologia del colpevole, Adamsberg è un personaggio unico, anti-razionale, flemmatico e filosofico che raggiunge il cuore dei crimini solo in virtù di una calma quasi zen che solo lui sembra possedere. Anche la sua squadra, di cui è capo carismatico e discusso al tempo stesso, talvolta aspramente, si divide in positivisti con Danglard e in spalatori di nuvole, con Adamsberg.
"Le inchieste dell’Anticrimine erano scandite dai duri scontri fra i precisi "Perché?" di Danglard e i disinvolti "Non lo so" del commissario. Nessuno cercava di capire lo spirito di quell’acerrima lotta fra perspicacia e imprecisione, ma ognuno si schierava con l’una o con l’atra mentalità. Alcuni, i positivisti, ritenevano che A. tirasse per le lunghe le inchieste, trascinandole languidamente nelle nebbie e lasciandosi alle spalle i colleghi smarriti, senza ruolino di marcia né consegne. Altri, gli spalatori di nuvole, erano dei parere che i risultati del commissario bastavano a giustificare l’andamento beccheggiante delle inchieste, sebbene sfuggisse loro il nocciolo di quel metodo" (da "Nei boschi eterni", pag. 38)
Nei romanzi che hanno Adamsberg protagonista la Vargas costruisce trame più complesse e molto originali ma quello che si ricorda a distanza di tempo sono i personaggi, anche quelli minori: hanno tutti delle peculiarità fisiche e psicologiche che ce li rendono unici. Il fatto che i personaggi siano privi di dettagli realistici li rende ancora di più intensi perché l’attenzione del lettore è catturata da altri elementi.
Trame
Le trame dei romanzi della Vargas non hanno attinenza con l’attualità. L’autrice affronta le battaglie sociali nei saggi e non nei romanzi. Basta ricordare la mobilitazione sul caso di Cesare Battisti, accusato di attività eversive e espulso dalla Francia.
Il romanzo è evasione, creazione di una realtà parallela, "in cui fuggiamo per evitare i pericoli", dice la scrittrice in un’intervista. La scrittrice cita la figura di Agatha Christie, oggi messa da parte a favore di Holmes, e come lei vuole raccontare delle storie che parlino dei pericoli e delle paure dell’uomo fin dalle origini. "Faccio un viaggio con il lettore in cui ci si confronta con gli orrori dell’umanità e lo riporto a casa sano e salvo". "Anche un finale triste può dare un insegnamento. Ecco cos’hanno in comune un romanzo noir e un mito greco: la catarsi".Sono le paure di sempre che popolano i suoi romanzi e costituiscono il movente dei crimini: quelle della morte e la conseguente ricerca dell’elisir dell’immortalità ( Nei boschi eterni), della malattia rappresentata simbolicamente nella Peste (Parti in fretta e non tornare), la paura di scoprire la parte oscura del proprio Io (Sotto i venti di Nettuno). La Vargas parla del polar come "una forma di autocoscienza" e di rappresentazione della " mitologia della letteratura contemporanea".
"Penso che la letteratura gialla, o poliziesca, sia un genere che non deve essere negletto né dimenticato. La mia idea è che si tratti di un genere arcaico, che tocca la letteratura epica dell’antichità e cose come in concetto greco di "catarsi", e l’angoscia vitale della mitologia – il Minotauro, il labirinto, ma anche il Drago, la quête medievale dei cavalieri senza paura, tutto un universo di storie in cui conta la scoperta, la risoluzione finale, dove si uccide mostro e si salva la fanciulla, oppure si trova il tesoro, cioè la conoscenza. Conoscenza che è soprattutto scoperta e cognizione del pericolo, ciò che permette di continuare a vivere, vivere in modo nuovo, rinnovato. Anche la storia della pittura funziona così, in un attraversamento dell’angoscia verso forme di vita nuova. Oggi si dice che il giallo – o il noir, appunto – è il nuovo romanzo sociale, testimonianza o riflesso della società. Il pregiudizio oggi è questo. Ma se la letteratura è da sempre testimonianza della società – insieme agli archivi, ai documenti, ai giornali ecc. – essa è soprattutto simbolica, cioè è molto più complessa. Così come non si può riassumere la complessità di Orfeo ed Euridice nel suo riassunto, non si può ridurre la complessità simbolica del romanzo poliziesco e dei suoi archetipi. Io scrivo dei romanzi a enigma, nei quali non è possibile imbrogliare, e questo è importante."*

*I virgolettati sono tratti da un’intervista di Beppe Sebaste a Fred Vargas uscita su L’Unità il 21settembre 2005

Petros Màrkaris di Vitale Mundula

Kostas Charìtos è un tipico greco medio, attaccato alla famiglia pur con un rapporto conflittuale con la moglie. Ha una buona cultura generale e nelle sue avventure si sentono gli echi delle radici antiche della civiltà ellenica.
I dizionari sono la sua fonte di ispirazione e spesso sono di supporto all’attività investigativa, che svolge in modo "classico", senza che le moderne tecnologie si sostituiscano all’intuito investigativo che è alla base del buon esito di u indagine.

Andrea Camilleri di Giovanni Capecchi

Salvo Montalbano nasce nel 1950 a Catania, ma diviene un vero e proprio mito a Vigata, commissariato di un paese dove tutti si conoscono, ma nessuno vuole sapere.
Il successo del commissario siciliano è un vero e proprio fenomeno sociologico, all’interno del quale il personaggio cresce, si evolve, storia dopo storia.
Montalbano è molto legato alla Sicilia, che non lascerebbe mai, nemmeno per amore della sua Livia. È un uomo che sta dalla parte dei più deboli, un servitore dello Stato, intuitivo, un segugio.
È però anche un tragediatore: il "teatro" che mette in scena in alcune occasioni è una finzione che spesso gli permette di scoprire una verità.

1 commento:

antonella zatti ha detto...

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