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sabato 20 ottobre 2007

Patrizia Rinaldi, Napoli – Pozzuoli Uscita 14, Palermo, Flaccovio, 2007

Si tratta di un poliziesco “classico” ambientato nella realtà malavitosa di Napoli e Pozzuoli.
La storia si apre con l’omicidio a un posto di blocco della polizia di una ragazza definita un po’ “strana”, con problemi comportamentali. Tutto fa pensare al gesto isterico di un poliziotto che poco dopo si dà alla fuga. Naturalmente dietro si scoprirà esserci ben altro.
A far luce sull’omicidio viene trasferito da Napoli a Pozzuoli il commissario Martusciello, un misto fra Maigret e il tenente Colombo, un po’ pingue, vestito come capita, che parla sempre il dialetto anche sul lavoro e si trascina con passo indolente per le vie di Napoli inseguendo idee e supposizioni. E’ un vero poliziotto di strada, che conosce perfettamente il lato oscuro del suo mestiere. Cerca il colpevole, senza porsi troppo interrogativi. La parte del “filosofo” spetta al suo collaboratore, l’ispettore Liguori, esattamente all’opposto: alto, magro, raffinato, sciupafemmine, ma senza troppa convinzione. E’ più interessato all’esplorazione dell’animo umano e alla ricerca delle ragioni del male che all’esito dell’indagine.
Personaggi interessanti a cui però manca una definizione a tutto tondo che li faccia sentire “veri”; rimangono sempre un po’ personaggi “di carta”.
Intorno a loro una piccola folla di personaggi che parlano un dialetto napoletano appena un po’ italianizzato: dall’agente Carità il cui unico compito sembra sia quello di preparare caffè in ogni momento, all’improbabile signorina Capece, figura della zitella petulante ma utile per le indagini.
I dialoghi sono serrati e spiritosi, l’uso della lingua unita al dialetto è sapiente.
La soluzione del giallo è in parte anticipata e la spiegazione finale dell’enigma lascia il lettore pignolo un po’ inappagato.

Susanna Daniele

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